CHI HA PAURA DELL’ISLAM?

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Tra xenofobia, diritti e conflitto sociale: chi ha paura dell’Islam?
Nella conferenza organizzata dalla Consulta Popolare contro guerra, riarmo e genocidio , si è provato a dare delle risposte ad alcune domande:
Da chi è fomentata questa paura? E a chi, dentro il clima di guerra permanente in cui è piombato l’occidente, incute questa preoccupazione?

Dalla denuncia di luoghi di culto islamico identificati come ambiente di fomentazione anti-occidente che per il segretario della Lega Matteo Salvini debbono essere censite “…tutte le moschee irregolari e poi chiuderle: stop al fanatismo”, agli arresti dei responsabili di organizzazioni umanitarie impegnate a sostegno della popolazione palestinese o militanti Pro-Pal. Tutti accusati di finanziare o fomentare il terrorismo islamico. Un accusa su cui anche la stessa procura, si è riservata di decidere, a causa della scarsa veridicità della documentazione prodotta dai servizi segreti israeliani(1).

Per non parlare, non ultimo, del finto attentato rivolto verso il centro Culturale Islamico di Ravarino, in provincia di Modena, rivendicato con una vera e propria minaccia scritta su un foglietto lasciato a fianco dei finti candelotti:
Qui non vi vogliamo. Vi abbiamo avvertiti, state attenti”(2)

Per questo motivo, nonostante abbiamo la morte nel cuore nel guardare le immagini che continuano ad arrivarci da Gaza, Iran e dal Libano, abbiamo deciso di affrontare questa riflessione che rimane comunque strettamente legata al tema guerra.

Discutere di islamofobia, infatti, dentro le condizioni attuali delle nostre società fortemente in crisi democratica e con una tendenza alla guerra, è necessario proprio per evitare che questo tema, che negli ultimi vent’anni è stato come un rumore di sottofondo, possa diventare strumento di segregazione e di divisione sociale. Soprattutto per quelle generazioni di origine araba e non solo, che sono di fatto italiani a tutti gli effetti.

Soprattutto dopo l’11 settembre – afferma in apertura Giovanni Iozzoli della Consulta – un rumore molesto, serviva soprattutto a raccontare il musulmano come l’alterità, assoluta l’alterità non digeribile, non assimilabile all’Occidente”

Un ruolo a loro riservato, che dopo il 7 ottobre ha definitivamente collocato la narrazione occidentale sui mussulmani, nel piano della nemicità”.
Un racconto malefico che colloca l’islam, soprattutto organizzato, come nemico in seno all’Occidente “che ne accelererà la sua decadenza”.

Oggi un salto di qualità della narrazione in cui i media governativi, il blocco mediatico conservatore e culturalmente coloniale, si è prodigato ad alimentare proprio a partire dai fatti del 7 ottobre a Gaza. Un fenomeno registrato purtroppo in tutta Europa e che ha visto l’interlocuzione delle comunità islamiche solo in funzione di denuncia e richiesta di presa distanza da quei sanguinosi fatti. Quasi a giustificare se stessi e la loro esistenza. Una sorta di abiura, non necessaria ma richiesta esplicitamente, per tranquillizzare un opinione pubblica fomentata ed allarmata dagli attentati dell’ISIS. Un organizzazioni terroristica creata proprio dalle dittature arabe a noi occidentali molto vicine e sostenuta proprio dagli USA contro Iraq (3) e Siria, nel progetto di destabilizzazione del Medio Oriente e per la costruzione della Grande Israele.

Oltremodo invece hanno trovato, da parte delle comunità arabe, la volontà di argomentare, tenendo testa alle campagne di linciaggio mediatico di denigrazione che non hanno precedenti nella storia di questo paese, se non nel periodo fascista, attuata nei confronti degli ebrei italiani. Una condizione a loro non concessa e che ha determinato la reazione subculturale ed isterica delle destre, dei governi occidentali e dei loro organi di informazione.

Di tutto questo ne abbiamo discusso ed argomentato con:
YASSINE LAFRAM
già presidente UCOII – Membro della Global Sumud Flottilla

THOMAS CASADEI
Professore di Filosofia del Diritto – Dipartimento di Giurisprudenza UNIMORE. Direttore CRID – Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità.

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Guarda la 2° parte