LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE PER ADDOMESTICARE LA GIUSTIZIA

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E’ la presentazione dell’ultimo libro “Mani Legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia”, ad aprire il 5 febbraio, la campagna a Modena per il NO al referendum sulla riforma della magistratura.

Scritto a due mani dal magistrato Piergiorgio Morosini, Presidente del Tribunale di Palermo e da Antonella Mascali, giornalista Giudiziaria de Il Fatto Quotidiano, il testo non si limita ad illustrare il tentativo in atto di separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri, ma prova ad affrontare il rapporto sempre più aspro, tra giustizia e politica. Un atteggiamento da resa dei conti, da parte del Governo Meloni, che affonda le sue radici nel pensiero di Silvio Berlusconi e della lobbie che rappresentava. Il vero ed unico padre politico della riforma.

Da subito si è compreso che, su questa riforma, la posta in gioco è alta. Soprattutto dagli esempi chiari e diretti spiegati dal magistrato Morosini e il conseguente vociferare tra il pubblico di alcuni avvocati. Gli stessi che durante l’intervento dell’avvocato Cosimo Zaccaria, hanno accusato, che le sue affermazioni, “danneggerebbero la categoria”. Nonché proseguire poi con uno scambio di frasi, per lo più privo di contenuti, con gli altri relatori.

La materia, è inutile nasconderlo, è da addetti i lavori. Precedentemente abbiamo provato a renderla più semplice (1) anche se resta assai difficile, ma doveroso, contrastare le ragioni del SI, quando queste sono sostenute con motivazioni che nulla hanno con il miglior funzionamento dei processi e della magistratura.

La legge di riforma costituzionale delle norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare, “Ambisce – come è ben riportato nella sinossi del libro – a mutare l’equilibrio tra poteri dello Stato e a liberare la politica da ogni controllo. Smantella quelle garanzie volute dai costituenti nel 1948, per affrancare i magistrati da qualsiasi condizionamento e creare i presupposti per renderli imparziali”.

Una tesi contestata dal Governo e dai sostenitori della riforma, con l’accusa di voler usare strumentalmente la proposta di miglioramento, enunciando questioni che non sono scritte nel testo di Legge proposto. E una falsa preoccupazione perché in realtà, affermano, questa riforma non mette per iscritto che verrà toccata l’autonomia dei giudici e pubblici ministeri.

Ne consegue che la mobilitazione avversa al referendum proposto, rappresenterebbe una presa di posizione atta alla protezione della categoria dei magistrati che da troppo tempo restano impuniti rispetto alle loro persecuzioni giudiziarie.

Nulla di più assurdo, dato proprio che questa formula della separazione, era stata pensata dai padri costituenti perché, in un clima di forte instabilità e di forti preoccupazioni politiche, i partiti presenti prima delle elezioni generali del 1948, avevano il timore che risultando perdenti, avrebbero potuto subire la vendetta anche giudiziaria dei vincenti.
Per questo tutte le forze presenti nell’Assemblea Costituente, decisero per il Consiglio Istituzionale della Magistratura così organizzato, perché quella sarebbe stata la formula in grado di proteggere i perdenti alle elezioni del 1948 e tutti i cittadini in pari diritto e differente classe sociale.

Tutto il contrario dei sostenitori del SIche promuovono un’idea di magistratura, non solo allineata alla maggioranza di turno, ma che non sia neanche nella possibilità di poter indagare sui loro eventuali illeciti amministrativi, finanziari o fenomeni di corruzione.
Per i sostenitori della riforma, invece, tutto questo è falso perché, quanto dichiarato, non è presente nel testo della legge.

Esiste allora un pericolo democratico?
In verità, se passasse il SI al referendum, non si tratterebbe di una riforma ma bensì del puro abbattimento dello stato esistente delle cose. Quello è l’obiettivo. Lo conferma il testo delle legge che rimanda obbligatoriamente a successivi Decreti “organizzativi” emanati dal Governo.

Non rassicurano certo le parole del Governo, per voce del ministro Nordio, quando afferma che comunque “poi insieme ai magistrati definiranno le modalità d’applicazione e organizzative della modifica apportata”. In pratica una riforma d’accettare al buio, basandoci sulla fiducia.

In verità, come è possibile fidarsi quando il tenore degli appelli del Governo, anche nel caso degli scontri di Torino, sono direttamente imputabili alla superficialità dei giudici che scarcerano senza remore, vanificando così la credibilità delle forze dell’ordine?

Dobbiamo fidarci di una maggioranza che ormai dalla sua nascita esautora il parlamento, tanto da preparare una legge costituzionale che entrata in Parlamento a fine maggio del 2024 e ne esce nell’ottobre del 2025 dal Consiglio dei Ministri con un testo a firma Meloni-Nordio, dove con quattro passaggi parlamentari, non viene cambiato neanche una virgola?

Quando si cambia la Costituzione di un paese, è elemento di identità democratica che questa venga concordata con tutte le forze politiche presenti nella sfera parlamentare, debitamente e proporzionalmente rappresentate e non a colpi di maggioranza ottenuta grazie ad una riforma elettorale maggioritaria che vede oggi governare forze politiche poco numericamente rappresentative nel paese.

Un altra prova, è anche la negazione al voto agli oltre 5 milioni di cittadini fuorisede (2). Non è che questa decisione sia stata influenzata dal fatto che alcuni sondaggio li evidenziavano come una parte del nostro paese che era favorevole al NO?

Per non parlare poi della forzatura d’approvazione, nei modi e nei tempi, che il Governo ha attuato nella decisione della data del 22 marzo delle votazioni referendarie. Addirittura avanzando la proposta di votare in febbraio. Decisione imposta nonostante oltre 500mila firme erano in procinto di essere ormai raccolte.

Come possiamo giudicare tutto questo, se non un chiaro messaggio atto a non consentire democraticamente di poter informare adeguatamente i cittadini della pericolosa concentrazione dei poteri che si sta provando ad attuare?

Per fortuna, proprio ieri, l’Ufficio centrale della Suprema Corte ha riformulato il testo ammesso a novembre (3), una scelta che potrebbe costringere il governo a riconvocare le urne per il voto, ad aprile. L’ammissione del nuovo testo, è bene ricordare, è nato dalla proposta dei 15 giuristi promotori della raccolta firme popolare, partita sotto Natale e che in appena 25 giorni ha raggiunto e superato le 500mila sottoscrizioni richieste.
(ndr ore 15.30 del 7/02/26 – Attenzione: Il CDM ha comunicato ora che integrerà il quesito ammesso ma non cambierà la data del referendum. Si annuncia ricorso dei 15 giuristi)

Un ulteriore stop a questa riforma che non è solo inutile per i problemi legati alla giustizia, ma anche dannosa proprio per l’equilibrio e l’autonomia di quei poteri dello Stato, (legislativo, esecutivo e giudiziario) che hanno cercato di garantire al meglio, pari diritto e dignità a tutti noi. Punti fondanti di una Costituzione che ancora oggi, stenta ad essere integralmente applicata.

Un concetto assai difficile da comprendere per chi vede in modo affermativo, la possibilità di agire, da parte dei Governi verso i popoli di altre nazioni e i dissidenti interni, in modo aggressivo e con l’obiettivo inaccettabile di reinstaurare oligarchie libere dal vincolo democratico.

Un esempio lo cita proprio il magistrato Piergiorgio Morosini, durante la conferenza rispetto al progetto del ponte di Messina:
Guardate, la scelta del ponte sullo stretto di Messina. Penso sia una scelta giusta perché secondo me proietta certe regioni nel futuro. Probabilmente può essere un volano per il nostro paese, ma se dobbiamo varare il ponte sullo stretto, però vogliamo attivare una procedura amministrativa che tiene conto dei tanti problemi per la costruzione di questo ponte, non fosse altro per la richiesta di tutti i pareri tecnici che ci devono essere prima di fare un’opera di quella portata e di quel tipo? Soprattutto in una zona che presenta tanti rischi ad esempio dal punto di vista sismico delle correnti etc. Allora perché, quando la Corte dei Conti ha fatto i rilievi a quella procedura nell’ottobre scorso a protezione di tutti, veniva considerato un atto di ostilità verso una scelta del governo? Era un doveroso controllo che consentiva di realizzare quel progetto a regola d’arte. Sono invece, stati considerati dei nemici del governo e questo vale sempre ogni volta che c’è una decisione sgradita da parte di magistrati”.

Il caso Palamara, rafforza la riforma?
Durante l’esposizione si è anche affrontato il problema dello scandalo Palamara (4).
Salito alle cronache per aver cercato di influenzare delle nomine al Consiglio superiore della Magistratura ed utilizzata oggi dalla maggioranza di Governo per giustificare questa riforma, ha ricevuto la precisa spiegazione da parte della giornalista giudiziaria Antonella Mascali:

Aggiungo un particolare sulla questione dell’hotel Champagne (ndr era l’Hotel dove si sono trovati per concordarsi sui nomi), perché i sostenitori del SI dicono che sono per la fine della casta dei magistrati e per la fine del male della correntocrazia. La sottoscritta ha scritto del male della correntocrazia e della spartizione che va stigmatizzata e che c’è stata al CSM, in tempi non sospetti, ma Morosini ha detto, – che alla fine della vicenda – i cinque consiglieri del CSM si sono dimessi dopo essere stati sanzionati dai giudici disciplinari del CSM. Palamara, ex consigliere, nonché magistrato, è stato radiato e i due parlamentari non hanno subito conseguenze. Uno dei due parlamentari in quel momento è il magistrato, Cosimo Ferri che è stato salvato dai politici, non dai magistrati. Perché è stata la maggioranza in Parlamento a non autorizzare il collegio disciplinare del CSM all’utilizzo delle intercettazioni e delle chat, per cui il collegio disciplinare del processo per le chat dell’hotel Champagne ha dovuto alzare le mani di fronte a un salvataggio della politica. Quindi cosa vanno raccontando?”

Il ruolo trasparente dei giornalisti
Anche dal punto di vista della trasparenza dell’informazione, rispetto ai processi, per noi giornalisti c’è un ulteriore limitazione rispetto alla possibilità di pubblicare gli atti processuali anche se pubblici.

Certamente la nostra categoria non brilla di trasparenza e il connubio stampa-politica spesso ha consentito l’uso strumentale degli atti giudiziari a fine politico. Però l’impossibilità di poter pubblicare un’ordinanza di custodia cautelare o di altra misura restrittiva personale, anche se già a conoscenza delle parti coinvolti nel processo, non mette maggiormente in pericolo, rispetto all’opinione pubblica, l’imputato? Essere costretti a redigere solo un riassunto, che può essere interpretativo rispetto a chi scrive, non è più pericoloso rispetto al testo originale pubblicato virgolettato?

Ma la riforma Cartabia non è allora servita a nulla?
La magistratura ha molti problemi che sono emersi già nel 2019 con lo scandalo Palamara dell’hotel Champagne, ma dobbiamo ricordare che nel 2022 è stata varata la riforma Cartabia, che ha cambiato gli illeciti disciplinari, i criteri per nominare i capi degli uffici, il sistema elettorale del GSM.

Una riforma fatta insieme a parlamentari, avvocati, magistrati ed esponenti del mondo accademico, votata nel 2022 anche da due forze politiche, Forza Italia e Lega. Gli stessi partiti che oggi proseguono nella richiesta di riforma Meloni-Nordio, senza coinvolgere le parti in una preventiva analisi di ciò che quella riforma ha prodotto.

Necessario confronto, anche se a mio avviso quella riforma, sostenuta dal governo Draghi, non ha per nulla risolto il problema dello smaltimento dei processi verso i cittadini e della giusta pena. Risolvibile in verità, solo con una nuova organizzazione delle procure che tenga conto delle necessità dei magistrati e degli avvocati e soprattutto, di nuovi investimenti, che non a caso sono assenti da anni.

 

LINK

1 – https://alkemianews.it/2025/12/06/la-contro-riforma-della-giustizia/

2 – https://www.ilsole24ore.com/art/niente-voto-i-fuorisede-referendum-perche-e-stato-bocciato-e-che-punto-siamo-la-legge-AI50yaGB

3 – https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/06/referendum-nordio-cassazione-quesito-data-notizie/8282891/

4 – https://www.penaledp.it/il-palamara-gate/