IL GOVERNO USA DI BIDEN E L’EUROPA DI DOMANI – 2° parte

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(leggi 1° parte)

Quali rapporti commerciali con Cina e Russia e l’Europa di domani. Il ruolo tra Stato e Nazione.
La Turchia e il ruolo nella NATO nella nuova era. Democrazia Reale e Potere dei popoli

Il contesto economico intorno all’Europa
L’apertura e l’annessione all’Europa delle ex repubbliche in area sovietica, attuato e sostenuto anche da Romano Prodi, aveva l’obiettivo principale di allargare il mercato europeo e trovare nuovi sbocchi commerciali e prioritari. Ovvero superare una crisi ciclica capitalista di sovrapproduzione che nell’immediato non era ancora evidente ma su cui era necessario cominciare ad agire. Un azione questa, che non ha lasciato certamente in disparte i rapporti con la Cina, considerata luogo in cui investire per sfruttare il basso costo di produzione e la Russia per le sue importanti risorse energetiche. Nazione ancora oggi da considerare prioritaria, dato il vasto mercato interno facilmente raggiungibile dalla vicina Europa. Non è infatti un caso se, nonostante l’embargo imposto dagli USA, eluso con tipica burocrazia diplomatica, rappresenti ancora un’importante sbocco commerciale per l’Europa e per l’Italia stessa. 
Esaustivo in tal senso le indicazioni provenienti dal Ministero degli Esteri:
I rapporti tra Italia e Russia restano intensi e positivi, pur in presenza di diverse misure sanzionatorie imposte a Mosca dall’UE … Pur riconoscendo le responsabilità russe rispetto all’illegittima annessione della Crimea ed alla destabilizzazione in Ucraina orientale, l’Italia ritiene necessario conservare un approccio dialogante con la Federazione Russa. Ciò del resto in linea con la linea del doppio binario decisa in ambito UE e NATO (fermezza sui principi e deterrenza, accompagnati da dialogo e engagement). Sosteniamo la necessità di un approccio inclusivo, che incentivi la Russia a collaborare alla ricerca di soluzioni condivise ai principali problemi globali, incluso la lotta contro i cambiamenti climatici, le pandemie, il terrorismo ecc. ed alle maggiori crisi internazionali e regionali (in particolare in Medio Oriente).” (23) 
Infatti, il valore Italiano d’export si attesta, per i soli primi 7 mesi del 2020 e nonostante il Covid, con 8.268,23 mln di euro, con una crescita progressiva di +8% rispetto a tutto il 2018 e +4% sul 2019 (24)Un rapporto commerciale chiaro con la Russia ma anche con la Cina, che se fino ad ora ha trovato il modo di rafforzarsi e che ora non credo possa attestarsi in crescita con il ritorno e controllo dell’amministrazione Biden sull’Europa. Ci sarà un motivo, infatti, se il nuovo presidente USA ha dichiarato che:

“L’America è tornata, è pronta a governare il mondo” o che la sua squadra di governo si occuperà di politica estera e di sicurezza nazionale sottolineando che “l’America sia più forte quando lavora con i suoi alleati”(25).

Un alleanza confermata anche dal nostro paese, per voce del suo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante le congratulazioni a Joe Biden per la vittoria alle elezioni presidenziali USA, auspicando una Relazione transatlantica più forte” e confermando che Gli Stati Uniti possono contare sull’Italia come solido alleato e partner strategico” (26)

Sono molte le cose che Joe Biden, una volta insediato il 26 gennaio 2021, dovrà sistemare in terra USA. Ma se le premesse in politica estera sono quelle enunciate, l’azione d’intraprendere nell’immediato sarà non solo il ricostruire un rapporto serio con i suoi alleati europei ma solidificare e rivendicare il suo ruolo decisionale sulle politiche espansionistiche ed economiche dell’Unione, attuate e bloccate attraverso una riforma del “Patto Nato”, strutturato soprattutto in chiave anti Cinese.

Una questione che Xi Jinping ha ben compreso e non a caso è tra i pochi capi di Stato che non si è ancora congratulato con Joe Biden per la sua elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America. Quel nuovo presidente USA che non solo lo ha definito “delinquente” ma è intenzionato a sostenere la minoranza uigure del Xinjiang, quella tibetana, il movimento anti-Pechino di Hong Kong e il governo di Taiwan.

Il Partito comunista cinese in tanto, continuerà a denigrare gli USA evidenziando le divisioni politiche, sociali e razziali della democrazia americana, come la differenza di numero di morti causa Covid-19 ( 332.000 negli USA mentre in Cina 4.634) e delle loro continue e scarse politiche di contrasto adottate al diffondersi del virus.
Uno scontro formale e mediatico inevitabile dato che Cina e Stati Uniti sono in piena guerra commercial-tecnologica e quest’ultima, come ogni guerra che si rispetti, è anche soprattutto una guerra di propaganda. (27)

In questo “Gioco Cinese”, l’Europa non è poi così lontana e uno dei motivi per il quale Biden dovrà intervenire prima possibile nel vecchio continente, sta proprio negli ingenti investimenti che in questi ultimi anni sono stati fatti dalla Repubblica Popolare Cinese. Su come contrastare la sua proposta della “nuova via della seta” rivolta ai paesi europei. Una proposta usata come arma da taglio verso i rapporti con gli USA, appetibile per le aziende europee e strumento economico attivo e utile ai Governi per uscire dalla crisi ormai dominante.

Il fattore aggravante e che preoccupa l’amministrazione americana, è stato evidenziato da uno studio realizzato dalla società di consulenze olandese Datenna BV e raccontato dal Wall Street Journal, secondo cui dietro all’acquisto di centinaia di società europee da parte di aziende e gruppi di investitori cinesi vi era una società partecipata dal governo della Cina. Partecipazione che in certi casi non è mai stata resa pubblica.

Su 650 investimenti cinesi fatti dal 2010 ad oggi, ben il 40% ha coinvolto compagnie controllate o possedute dallo Stato cinese spesso nascoste dietro a strutture societarie complesse o intermediari europei. Secondo il Wall Street Journal, l’anno scorso l’Unione Europea ha contato 57 acquisizioni da parte di aziende di proprietà dello stato cinese tra il 2010 e il 2017. In alcune delle acquisizioni analizzate la partecipazione di un’azienda pubblica cinese è nota e non ha creato nessuno scandalo. L’esempio più famoso è probabilmente quello di Pirelli, che dal 2015 è controllata da ChemChina (28), la multinazionale pubblica cinese che si occupa di industria chimica: l’acquisizione non creò allora particolari problemi, né li crea oggi. In generale, non è inconsueto che aziende pubbliche facciano acquisizioni sul mercato.

Non ne è esente anche l’Italia.
Nel suo studio, Datenna ha contato 56 acquisizioni in Italia dal 2010. Nel 16% di queste, l’influenza del governo cinese è “alta”, nel 21% è “moderata”, anche se non è chiaro dai dati, in quanti casi quest’influenza fosse già nota.(30)

La cosa grave è che molti stati europei non hanno strumenti efficaci per evitare acquisizioni estere di aziende che operano in settori strategici, al contrario degli Stati Uniti e dell’Italia che ha, sulla carta, a disposizione il cosiddetto Golden Power” (29), cioè il potere di opporsi all’acquisto di partecipazioni in una società o imporre determinate condizioni per l’acquisizione. Uno strumento che vale soltanto per determinati settori strategici come la difesa, la sicurezza nazionale, i trasporti, l’energia e le comunicazioni. Un meccanismo però per lo più dimenticato dai Governi, di centro destra e sinistra, perché affogato nella grande abbuffata degli anni 90′ di privatizzazioni delle aziende di Stato.
Per fortuna quest’anno il governo può anche porre veti sull’adozione di delibere aziendali e i settori strategici sono stati allargati per comprendere anche la sanità e l’alimentazione; la finanza e il settore assicurativo. Vedremo poi il coraggio nell’applicarlo negli anni futuri.

Anche la Commissione europea ha approvato un nuovo regolamento, che si chiama EU FDI Screening Regulation (FDI sta per “foreign direct investment”, investimento estero diretto) che prevede che quando uno stato membro si trova a valutare un investimento estero è obbligato a notificarlo a tutti gli altri stati.

Di certo la Cina è economicamente, diplomaticamente e militarmente più debole degli Stati Uniti e i dazi Usa su 300 miliardi di importazioni cinesi potrebbero essere estesi, socchiudendo ulteriormente i mercati che, invece, Pechino vorrebbe spalancati. Un inasprimento della guerra commerciale ed embargo imposto da Trump, che raggiunge il suo massimo con la vicenda Huawei (31) e che ha fatto precipitare i rapporti tra i due paesi.

Anche se Joe Biden ha incontrato sin dal 1979 il Presidente Xi Jinping più “di qualsiasi leader mondiale” e il Presidente cinese lo ha definito un mio vecchio amico”, ora con Biden Presidente le cose, dato le premesse, potrebbero cambiare radicalmente. Anche perché il nuovo presidente degli Stati Uniti, armato di multilateralismo, si è già chiaramente annunciato in tal senso:

Quando lavoriamo assieme alle altre democrazie, la nostra forza è più che raddoppiata: La Cina non può ignorare più della metà dell’economia globale e ciò ci dà la possibilità di stabilire le regole del gioco su tutto, dal lavoro al commercio, dalla tecnologia alla trasparenza, in modo che esse possano continuare a rispecchiare i valori e gli interessi delle democrazie”. (32)

Il problema del debito pubblico americano anche nei confronti della Cina è un grattacapo che il nuovo Presidente dovrà affrontare. Il dispaccio del 16 ottobre 2020 rilasciato dal Dipartimento del Tesoro afferma:

Il deficit federale statunitense è triplicato fino a raggiungere la cifra record di 3.100 miliardi di dollari nel 2020, con il deficit di bilancio che si è ridotto a una quota della produzione economica mai vista dalla seconda guerra mondiale. La spesa del governo ha superato i 6.500 miliardi di dollari nell’anno fiscale conclusosi il 30 settembre, in aumento rispetto ai 4.400 miliardi di dollari dell’anno fiscale 2019, a causa, non da ultimo, delle misure di riduzione del coronavirus. Il debito è salito a 21 mila miliardi di dollari, che secondo il Comitato per un Bilancio Federale Responsabile supera il valore di un anno di produzione economica”.

Un operazione di risanamento non facile anche se è da tempo che l’economia americana ha cominciato un processo di liberazione dal suo debito pubblico dagli investimenti cinesi. Le politiche monetarie della Federal Reserve americana, lo strumento più attivo per cercare di recuperare e liberarsi da tale fardello (33). Basti pensare che nel maggio 2019 il debito americani nei confronti della Cina ammontava a 1,12 trilioni di dollari.

Questa del debito è un arma a doppio taglio per entrambi gli Stati.
Se la Cina dovesse decidere come contromossa di ridurre ulteriormente la sua partecipazione sul debito americano, cosa in parte fatta sin dal 2013, allenterebbe ulteriormente il suo ancoraggio al valore del dollaro rendendo ancora più appetibile lo Yuan sul mercati globali e provocherebbe anche l’aumento degli interessi sul debito americano rallentandone la sua economia. (34)

Di fronte a tale situazione, non a caso Xi Jinping ha esortato ripetutamente l’Esercito popolare di liberazione a prepararsi a combattere”, mentre autorevoli analisti ipotizzano, a breve, un conflitto Cina-Usa nel Pacifico.

L’Italia, invece, avrebbe potuto avere un ruolo di prim’ordine, nello sviluppo della “nuova via della seta”. Soprattutto per il ramo che puntava al commercio nel mediterraneo (vedi investimenti Cinesi nel Pireo Greco) (35). Ma purtroppo, il limite politico dei nostri Governi e delle nostre classi imprenditoriali, ci ha costretto a perdere questa opportunità e ad accontentarci dell’attuale scambio commerciale o poco più (36) che avrà, come diretta conseguenza, la perdita di pezzi importanti di settori produttivi, che non accresceranno il valore economico di questa nazione ma, al contrario, la renderanno ancora più vulnerabile all’incuria Cinese, delle multinazionali e delle facili acquisizioni ad alto contenuto tecnologico.

L’Italia e il “Grande Gioco”
L’Italia economica e sociale possiamo certo dire che è immersa e travolta in questo “Grande Gioco”. Purtroppo però, ancora una volta, è assente o prova a muoversi con i limiti dettati dalla sua incapacità di avere autonomia ed indipendenza in politica estera. Una sudditanza legata alle scelte USA che con Biden non possono certo migliorare.

Un paese, schiacciato e ricattato, da un debito pubblico che potrebbe essere azzerato ma che invece viene mantenuto tale, per alimentare clientelismi, malaffare politico e politico-mafioso. Ma soprattutto un debito, che è usato strumentalmente e all’occorrenza, come mera giustificazione atta ad evitare di poter intervenire seriamente sulle politiche nazionali ed internazionali e strumento di protezione del becero e povero capitalismo familiare che imperversa nella nostra penisola. Un cancro baronale che con i governi Berlusconi in particolare e dall’Unità d’Italia, influisce sulle politiche nazionali sia di sviluppo che di ridistribuzione anche e soprattutto in termini sociali, della ricchezza prodotta.

(leggi 3° parte il 31/12/20)

LINK:

23. https://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/aree_geografiche/europa/i_nuovi_rapporti.html

24. http://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=88

25. https://www.lastampa.it/esteri/2020/11/24/news/biden-ufficializza-le-prime-nomine-del-suo-governo-l-america-e-pronta-a-guidare-il-mondo-1.39578633

26. https://www.fanpage.it/live/risultati-elezioni-usa-biden-vicinissimo-alla-vittoria-la-diretta/

27. Per Joe Biden nessun benvenuto da Pechino. di Michelangelo Cocco https://www.facebook.com/cinaforum/photos/a.575462909240649/3427969913989920/

28. https://www.panorama.it/economia/chemchina-chi-e-colosso-cinese-comprato-pirelli

29. https://startupitalia.eu/126065-20200406-coronavirus-cose-la-golden-power-perche-governo-lha-estesa-nuove-aziende

30. https://www.ilpost.it/2020/10/07/cina-investimenti-europa/

31. https://www.agi.it/estero/news/2020-12-04/huawei-usa-direttrice-finanziaria-meng-cina-canada-10555108/

32. https://www.facebook.com/cinaforum/photos/a.575462909240649/3413089865477925/

33. https://www.msn.com/it-it/money/storie-principali/lo-spettro-del-debito-pubblico-usa-dietro-la-storica-decisione-della-fed-sull-inflazione/ar-BB18wJuG

34. https://cinaoggi.it/2019/05/18/debito-americano-cina/

35. https://www.linkiesta.it/2019/11/italia-cina-xi-jinping/

36. http://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=122