Il 2 giugno, a Modena, la festa della Repubblica è stata festeggiata contro la guerra, il riarmo e il genocidio. In piazza Grande, l’articolo 11 della Costituzione è stato riaffermato, come unico vero proclama di Pace tra i popoli.
Una mobilitazione sottratta ai rituali militaristi, dove la parola Pace non è scritta con il sangue dei civili e dei giovani mandati a morire. Non come un progetto futuro raggiungibile con la guerra e venduta dai potenti della terra, come soluzione alla nostra insicurezza economica e sociale.
La mobilitazione è stata promossa, per il secondo anno, dalla Consulta Popolare di Modena contro Guerra-Riarmo-Genocidio e ha trovato ancor più adesione in un larghissimo arco di forze associative, di movimento, politiche e sindacali.
Mentre nell’altra piazza, difronte all’accademia militare, le autorità e i rappresentanti in divisa festeggiavano la Repubblica come valore dell’azione militare nella costruzione della storia dei popoli, nella piazza contro la guerra e il riarmo, le organizzazioni politiche e sociali, che spesso sono stati al fianco della maggioranza di governo della città, si sono spese contro la deriva bellicista che sta interessando anche i nostri territori.
Ancora una volta insieme a liberi cittadini, Cgil, l’Arci, Modena per la Palestina, BDS Modena, Per non Dimenticare Sabra e Chatila, Sanitari per Gaza ed altre ancora, hanno ribadito il loro messaggio:
“Chi aderisce deve essere capace di chiamare genocidio il genocidio, di non avere legami con Israele, di opporsi al riarmo NATO anche in Ucraina”.

La colpa non può essere attribuita ai militanti contro le guerre o alle forze armate che, secondo principi e mandato costituzionale, avrebbero solo il dovere di difendere la Repubblica, se attaccati, nei propri territori.
La divisione sta proprio nelle politiche dei governi che vanno in deroga alla nostra Costituzione, a causa degli accordi internazionali sottoscritti che decretano interventi armati in paesi non nemici e che non hanno attaccato il nostro paese.
Lo stravolgimento del mandato Costituzionale, soprattutto in questi ultimi anni, è stato più volte distorto e vilipeso in modo trasversale dalla classe politica che ha governato questo paese e l’Europa.
Gli stessi Governi che poi abbandonano sulla linea del fronte i loro militari senza adeguate consegne operative calibrate alle fasi successive al mandato. Come attualmente sta avvenendo in Libano ed in altre zone del mondo.
I militari del contingente di pace ONU in Libano, ad esempio, si trovano oggi costretti a fare da spettatori alla distruzione sistematica di interi villaggi e città. Per anni, i peacekeeper hanno costruito legami profondi e quotidiani con le comunità locali. Oggi, quelle stesse popolazioni restano indifese di fronte all’escalation militare.
L’impossibilità di intervenire per proteggere i civili e se stessi evidenzia una profonda crisi di mandato per la missione UNIFIL causata anche dall’assenza del nostro governo.
Ministro degli esteri e della difesa in silenzio anche difronte agli attacchi portati tempo fa da Israele contro il nostri contingenti. Gli unici a non curarsi del contingente di Pace durante gli attacchi portati ad Hezbollah.
Scandalosa la reazione del Governo: dopo la sceneggiata televisiva di stupore, il tutto viene concluso timidamente chiedendo le scuse dal governo israeliano, che di fatto non sono mai state corrisposte. Ma nonostante questo, zero sanzioni.
Dalla nascita della nostra Repubblica, lo scellerato accordo NATO, ha sempre più legato l’Italia mani e piedi al volere USA. A dover agire con missioni di Pace armate, soprattutto in suo interesse. Mobilitazioni fiere coperte da nazionalismo eroico, contro nemici politici e nazioni ritenute pericolose al loro sistema coloniale, al mantenimento della dittatura del dollaro e quindi dominante sino ad ora, sul mondo.
Guerre coperte dalla propaganda di autodifesa preventiva e protettiva per le minoranze locali, camuffate da bombardamenti necessari ad esportare la Democrazia, che in realtà nascondevano il dominio dell’occidente sui paesi ricchi di materie prime.
Azioni accettate anche dalle maggioranze di centro sinistra, che dall’attacco alla Jugoslavia, all’Ucraina, hanno concesso alla guerra di diventare culturalmente dominate, approvando azioni militari che violavano la nostra sovranità e il diritto internazionale.

Mossa poco astuta, espressa perché privi di argomenti seri, per non parlare nuovamente delle accuse urlate pochi giorni prima di attentato terroristico di matrice mussulmana rivolte a Salim El Koudrie. Accuse che sarebbero confermate, secondo loro, dalla difesa assunta dal suo avvocato Fausto Gianelli, militante Pro Palestina.
Le posizioni estremiste di FdI, di fatto hanno contribuito ad alimentare quel clima politico, ricordato anche dal palco, di minacce di morte avanzate verso l’avvocato Fausto Gianelli(3). Un attacco personale che lo ha costretto a decidere di rinunciare ad un suo intervento in piazza. Non per paura, ma per tutelare Salim El Koudrie, proprio assistito e garantirgli così un giusto processo e una giusta difesa.
“La nuova propaganda bellica – scrive l’avv. Gianelli in un lettere rivolta alla piazza – vuole convincerci che il conflitto militare sia il nostro destino e la pace purtroppo un ricordo del passato. Saremo insieme il 2 giugno per ribadire il NO al genocidio del popolo palestinese, che continua e che macchia la coscienza di tutto l’occidente e di un’Europa silente e complice. Saremo insieme il 2 giugno, per esprimere il NO all’orrore che rischia di inghiottirci. Io ci sarò ma ho scelto di non parlare, di non essere, come previsto inizialmente, tra i relatori quel giorno, per non dare adito a polemiche fuori luogo, a strumentalizzazioni che, partendo dal gravissimo crimine che ha colpito Modena poche settimane fa, potessero rischiare di far passare in secondo piano il messaggio, forte e unitario, di quella piazza”.
Quella piazza schierata non solo contro la guerra e il riarmo, ha denunciato e rivendicato di essere al fianco del popolo palestinese e dell’azione pacifista, ma attiva ed efficace, svolta dalle Flotille. Come al blocco dei porti e alle inchieste denuncia sulla continua vendita delle armi ad Israele.
Un insieme di popolo che non ha nessuna intenzione di mollare perché ha capito che parlare di Palestina e dei palestinesi vuol dire parlare di noi e del modello di democrazia, tipo israeliana senza sua condanna, che si pensa di instaurare anche in occidente.

“Davanti alle lacerazioni e alle paure che la comunità modenese ha subito in queste ultime settimane, – afferma il comunicato della Consulta Popolare – avvertiamo forte la necessità di una giornata di unità, di rifiuto dell’odio, di riaffermazione di tutti i valori costituzionali che negli anni sono stati trascurati o mai realizzati; in una società sempre più autoritaria, bellicista e succube delle forze che lavorano incessantemente per la guerra e il suo profitto”.


Il 2 giugno a Modena è stata una giornata pieni di principi e di conferme di una parte di popolo, che ancora crede nei valori umani ed alti della Democrazia.
Ora la città dovrà riuscire a fare in modo che questi rimangano punti fermi ed irremovibili nel nostro tessuto sociale, produttivo, istituzionale, ma soprattutto antifascista.
L’assemblea popolare chiamata, ha visto, oltre a rappresentanti delle realtà modenesi e nazionali, gli interventi di:
1° parte
Iozzoli Giovanni – Consulta Popolare
Manuela Ciambellini – Modena per la Palestina
Tommaso Serri – Giovani Modena per la Palestina
2° parte
Onorevole Stefania Ascari – M5S Pres. comm. parlamentare per il conflitto Israele/Palestina da sempre in prima fila a sostegno della causa palestinese, reduce da diverse missioni in Cisgiordania e alle porte di Gaza;
3° parte
Wael Al Dahdouh – giornalista Al Jazeera corrispondente da Gaza a cui Israele ha sterminato 12 familiari mentre esercitava la sua opera di informazione;
4° parte
Moni Ovadia – attore, cantautore, scrittore e produttore schierato contro guerre e oppressioni
5° parte
Mirca Garuti – Ass. Per non Dimenticare
Jaafar Cheikh – BDS Modena
Giulia Zani – Sanitari per Gaza
Carla Fedeli – Movimento Cooperazione Educativa di Modena
LINK
1 – https://alkemianews.it/2026/05/27/a-modena-una-destra-confusa-e-pericolosa/
2 – https://www.modenatoday.it/politica/modena-manifestazione-pro-palestina-2-giugno-polemica-fdi.html






