E’ stata una conferenza interessante sulla storia delle “Leggi fascistissime e su come si costruisce una dittatura”, tenuta a Modena, dallo storico Daniel Degli Esposti (1). Un’esposizione di carattere storico per spiegare e ricordare, in modo lucido e semplice, la svolta totalitaria del regime fascista, ripercorrendo i passaggi che portarono alla centralizzazione del potere e alla soppressione delle opposizioni.
L’evento è stato promosso dall’Associazione Mazziniana Italiana, dalla Federazione Italiana Associazioni Partigiane e dal Comitato di Modena dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Un percorso storico iniziato con la celebrazione politica e storica della figura di Giacomo Matteotti e della sua uccisione per mano fascista.
Il pomeriggio di esposizione storica, che oltre a condurti mentalmente e politicamente in quel periodo buio del nostro paese, ha avuto anche il merito di aiutarti a costruire parallelismi ideologici chiarificatori, rispetto a quello che oggi sta accadendo.
Nessun parallelismo diretto, data la non ciclicità della storia, ma per il legame politico suprematista, classista e reazionario, che la politica non solo italiana sta esprimendo. Quell’esaltazione dell’individualismo e di supremazia violenta che ormai in questi ultimi anni, si sta sempre più sdoganando e strutturando come modello politico di scontro-non confronto tra gli Stati sovrani.
Dal massacro dei Palestinesi (2), all’invasione dell’Ucraina e il risarcimento chiesto da Trump per gli aiuti militari forniti; dalla precarietà del lavoro e del suo diretto futuro familiare, al decreto sicurezza in Italia del ministro Matteo Piantedosi, volto a reprimere ogni dissenso non controllato dalla maggioranza di governo. Per non parlare poi della proposta di riforma della Giustizia e dell’utilizzo del Parlamento, non come luogo dove si costruisce la politica dei popoli, ma palestra di esaltazione del potere della maggioranza “eletta”, sempre e comunque auto-ritenutasi al di sopra delle parti.
Per questo, è una conferenza da seguire con attenzione non abbandonando mai il legame con la nostra contemporaneità. Un percorso riflessivo su potere e democrazia negata che anche lo storico Degli Esposti a ben riassunto non solo riportando una importante riflessione di Michel Foucault, rispetto alla motivazione della negazione “ai senza potere”, dello spazio politico e democratico esercitato dalle dittature e aggiungerei oggi, delle democrazie autoritarie ed oligarchiche.
“I senza poteri hanno un potere, devono saperlo e devono essere in grado di esercitarlo. Se non lo sanno, non lo eserciteranno mai”.
Cenni storici degli eventi
Il 3 gennaio 1925 diversi oppositori politici del fascismo attendono la riunione della Camera, fissata per le 15. Il governo di Benito Mussolini sembra prossimo alla fine, perché il memoriale del gerarca Cesare Rossi accusa il duce di essere correo in atti di aggressione e di omicidio politico.
I pensieri di tutti corrono al delitto Matteotti, avvenuto il 10 giugno 1924. Da quel giorno il fascismo è lacerato dalle tensioni fra gli squadristi “rivoluzionari” e i conservatori “moderati”. Mussolini rischia di perdere il controllo della situazione. Capisce che deve mantenere l’appoggio dei “poteri forti”, quindi esaudisce le richieste di ordine dei moderati, ma lascia sempre aperta la possibilità della “rivoluzione fascista”. Parlando alla Camera, si assume la “responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto”. Aggiunge che “se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di quest’associazione a delinquere”.
Nessun deputato invoca l’applicazione dell’Articolo 47 dello Statuto Albertino, la costituzione di allora, che metterebbe in stato d’accusa i ministri dinanzi all’Alta Corte di Giustizia. Così, Mussolini può servirsi della forza per garantire “pace e tranquillità” alla classe dirigente italiana.
Fra il 1925 e il 1926 le “leggi fascistissime” manifestano le ambizioni totalitarie del regime. Il presidente del consiglio diventa responsabile soltanto davanti al re e non più di fronte al Parlamento, che è chiamato a discutere soltanto le leggi proposte dal governo. La maggioranza fascista mette fuori legge i partiti di opposizione, dichiara decaduti i deputati dell’Aventino e fa chiudere i giornali antifascisti, sottoponendo la stampa indipendente al controllo della censura.
Mussolini istituisce il Tribunale speciale per la difesa dello Stato per giudicare gli oppositori politici, ripristinando la pena di morte per gli attacchi ai membri della famiglia reale o al presidente del consiglio.
Il 1926 è un anno chiave anche per la politica municipale del fascismo. Nella costruzione dello Stato totalitario non c’è spazio per le autonomie locali. Le amministrazioni provinciali e comunali perdono la natura elettiva e vengono affidate rispettivamente ai prefetti e ai podestà. I primi incarnano l’autorità statale, assumono il pieno controllo delle province e nominano i secondi, incaricati di assumere contemporaneamente le funzioni dei sindaci, delle giunte e dei consigli comunali.