PERICOLO RIARMO E IL RICATTO DELL’OCCUPAZIONE DI GUERRA

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La situazione internazionale ci obbliga ad affrontare la questione geopolitica in modo assai diverso e il pericolo di un riarmo “necessario” avviato in Europa con il piano ReArmEurope, diventa preponderante nelle politiche degli Stati nazioni.

Non è da meno in questo processo di riconversione produttiva forzata, il ricatto occupazionale principalmente rivolto alle aziende in crisi. In particolari quelli del settore automotive.

Per l’Italia è il colosso Leonardo S.p.a. (Fincantieri) il punto di riferimento. Un’azienda ramificata ed internazionalizzata tanto d’apparire completamente autonoma rispetto alle linee guide e giuridiche imposte dal nostro paese.

Allora la domanda spontanea è: questa SPA è davvero controllata dallo Stato e quindi dal Governo Meloni?
Una domanda lecita, dato che la proprietà del nostro Ministero delle Economie e delle Finanze non supera il 30,2%. Per non parlare poi della suddivisione azionaria che vede un 57,4% nel Nord America e ben 15,7% ne Regno Unito, a fronte di un 5,7% riservato all’Italia e quella Europea attestata a 8,4%. (dati sito Leonardo)

Certo il nostro Governo ha la possibilità di utilizzare, nel caso qualcosa non andasse secondo la sua linea politica, la sua Golden Share (1) anche se in passato è stata utilizzata solo ed esclusivamente nel caso in cui un’azienda, ritenuta strategica, andasse in “mani nemiche”. Mai per investimenti fuori dalle regole istituzionali. Anche perché basta non riconoscerle ed apprezzare gli utili.

Infatti il dubbio dell’eccessiva autonomia di questa S.p.a. è figlia della constatazione rilevata in altre aziende a partecipazione statale/privato dove di fatto lo Stato o il Comune, non intercede nella sua amministrazione. Soprattutto se gli utili sono giustificati a sostenere il miglioramento del debito pubblico o comunale.

In questo caso però, non stiamo parlando di gestione de rifiuti o del trasporto pubblico, ma di ingenti capitali creati dalla produzione di armamenti, di sicurezza informatica e spaziale. Ingenti profitti ed obiettivi raggiunti anche in virtù della libertà di poter vendere armi a Stati, come Israele, Turchia etc, ma anche al nostro stesso Stato.

Chi meglio dei dirigenti di Leonardo per decidere quale armamenti d’acquistare?
L’imponente piano di ammodernamento della difesa avviato dal Governo, infatti, prevede l’acquisto di oltre 280 carri armati principali (MBT) Leopard 2A8 e la produzione di più di 1.000 corazzati da combattimento. Di produzione, ovviamente, di Leonardo e dalla tedesca Rheinmetall, con un investimento complessivo stimato oltre i 20 miliardi di euro (fine commessa 2037). Acquisto avanzato, nonostante sia risaputo che la guerra moderna si combatte essenzialmente con droni a lunga gittata e dal costo inferiore di normali aerei da combattimento. Per non parlare poi dei micro e non solo, droni kamikaze.

Un altro esempio è proprio la dichiarazione del ministro Crosetto, secondo cui e a nome del Governo, ha affermato che è stata bloccata la vendita di armi ad Israele, mentre ci risulta che Leonardo continui a farlo attraverso le sue “filiali” estere. Per lo più collocate negli USA.

A cercare di mettere un po’ d’ordine in questi ambigui meccanismi, ci ha provato Rossana De Simone, di Peacelink e membro del Gruppo di Lavoro BDS Embargo Militare, durante la presentazione del suo Dossier “Piovono euro sull’industria necessaria di Crosetto e Leonardo s.p.a. le relazioni con Israele”, (liberamente scaricabile dal sito BDS Italia – 2).

L’occasione è stato l’evento organizzato a Modena il 30 gennaio 2026, dalla “Consulta contro Guerra, Riarmo e Genocidio” (3) dal titolo “Guerra e Lavoro” e che ha visto anche la partecipazione di:
Stefania Ascari parlamentare M5S, che ha illustrato i tagli e il costo del riarmo nella finanziaria 2025” e di come si sta prediligendo l’acquisto di armi, utilizzando i soldi destinati ai servizi sociali. A partire dai tagli futuri ancora una volta scaricati sui comuni. Organi di rappresentanza diretta dello Stato e primi referenti riconosciuti dai cittadini.

Dario Salvetti del Collettivo GKN (4), in collegamento, da anni mobilitato con un’occupazione dello stabilimento per impedirne la chiusura e per rilanciare una rivendicazione “dal basso” che introduca e rivendichi un diverso modo di produrre. Ovvero, un progetto di fabbrica socialmente integrata” che rispetti l’ambiente e produca con fini sociali, nel rispetto dei valori umani. In specifico cargo bike e pannelli fotovoltaici.

E’ proprio Salvetti a identificare il maggior contrasto capitale-lavoro acutizzato proprio in questa fase di riarmo e di rifiuto di una politica di guerra.
Tu puoi bloccare momentaneamente una fabbrica, puoi bloccare momentaneamente un carico di armi, puoi bloccare un giorno, due giorni, se sei bravo anche un mese, ma i salariati, tutti, rischiano di rimanere intrappolati in questo paradosso. Se l’economia è quella di guerra, io sarò costretto, per produrre il salario per me, a partecipare all’economia possibile di guerra. Questa trappola è quella con cui i milioni di salariati, a un certo punto, possono rassegnarsi al fatto che non c’è alternativa a questa economia”.

Interessante invece è quanto il Collettivo GKN propone:
Se invece, non perdere la GKM e quindi portiamo avanti il processo di riconversione di fabbriche socialmente integrate, questa diventa un esempio concreto che rafforza tutto il movimento. Purtroppo, oggi, questo nostro tentativo è boicottato da ogni parte”.

Qui manca ancora la politica, coraggiosa a parole ma poco concreta nei fatti.
Non troviamo più finanziatori tra i fondi ISG, – prosegue Salvetti – quelli, diciamo, sostenibili, perché anche questi fondi, in diversa parte, stanno dando soldi allo stesso settore militare. Non troviamo investitori, perché la condizione privata è indirizzata ad investire su altro e la speculazione finanziaria e immobiliare tiene in mano tutta la partita”.

Il tentativo, la GKN lo ha fatto concretamente mobilitandosi sino a dar vita ad un Consorzio Industriale Pubblico Regionale. Questo però, gestito dalla regione toscana (PD) e dai tre comuni della piana fiorentina, tutti governati da giunte a sinistra del PD, non si è mosso.
È nato a luglio 2025, dopo un anno che esisteva una legge che lo permetteva. Ebbene – acclama iSalvetti davanti alla fabbrica – ha fatto forse la prima riunione ufficiale oggi, 30 gennaio 2026. Capite che questa è una modalità per distruggere la lotta?”.

In verità si è deciso che “Solo alla Cina va lasciato il progetto di energie alternative e produzione dei pannelli mentre, per il nostro sistema, il rilancio delle aziende deve essere legato agli armamenti e al nucleare”.

La GKN continua a resiste e Dario Salvetti oltre a raccontare tutto il percorso che li ha condotti sino ad oggi, rilancia la Resistenza con una nuova raccolta fondi europeo. In concreto chiede alla sala riunita:
Se non riuscite a donare, anche piccole cifre, fate conoscere la nostra storia perché solo così sarà possibile riuscire a raggiungere l’obiettivo di 2 milioni di euro ed avviare il nostro progetto”.

QUESTO IL LINK DOVE POTER DONARE:

Le tre conferenze tenute dalla “Consulta contro Guerra, Riarmo e Genocidio” dal titolo “Guerra e Lavoro” hanno delineato un quadro politico e sociale su cui bisognerebbe, anche come singoli cittadini, cominciare a ragionare seriamente. 

Pensieri ed analisi che necessitano una riflessione, non solo sul pericolo futuro, ma anche sull’opportunità che questo potrebbe offrire. A partire dall’esperienza GKN. Una visione della realtà e della possibile futura alternativa, nonostante la consapevolezza del pericolo Guerra e della restaurazione di un potere oligarchico e non democratico, a cui purtroppo ancora oggi i sindacati confederali e soprattutto molti lavoratori e cittadini, sono assai lontani.

QUI LE RELAZIONI IN DETTAGLIO:

Rossana De Simone, presentazione Dossier:
Piovono euro sull’industria necessaria di Crosetto e Leonardo S.p.a. le relazioni con Israele”.

Stefania Ascari, parlamentare M5S:
I tagli e il costo del riarmo nella finanziaria 2025”

Dario Salvetti, Collettivo GKN:
Salvare la GKN significa non solo una battaglia di dignità ma anche rendere reale la possibilità per i lavoratori, di affrontare la crisi industriale in modo alternativo e costruttivo. Anche se questa può prevede la sua chiusura”.

LINK:

1 – https://www.borsaitaliana.it/borsa/glossario/golden-share.html#:~:text=Approfondimenti,della%20difesa%20e%20dell’energia

2 – https://bdsitalia.org/index.php/notizie-embargo/2972-dossier-piovono-euro-sull-industria-necessaria-di-crosetto-e-leonardo-s-p-a

3 – https://www.instagram.com/consultapopolaremodena/

4 – https://alkemianews.it/2021/07/28/gkn-licenziati/