Il disegno di Legge approvato, in Senato nel marzo scorso, avrebbe la finalità di amplificare e tenere appunto in ostaggio, il termine Antisemitismo, accreditandolo a chiunque decida di criticare lo Stato d’Israele.
E’ chiaro l’intento dei legislatori e nulla ha a che fare con il rispetto e la difesa delle minoranze politiche, culturali, religiose o linguistiche esistenti. Obiettivo è colpire i movimenti Pro Palestina e le azioni di condanna rivolta verso Israele, accusato di genocidio ed apartheid applicato da anni al popolo palestinese.

Il presupposto è chiaro: Israele e i suoi fiancheggiatori, vogliono unire l’appartenenza religiosa a quella politica sovranista e razzista, che oggi ha raggiunto il suo culmine. Ovvero creare una nazione di solo popolo eletto per volere divino, in una terra libera dal popolo palestinese.
Uno scellerato progetto, che non solo presuppone l’estinzione del popolo palestinese o la sua totale sottomissione, ma che mette in serio pericolo, con nuove e vecchie forme di antisemitismo, anche le comunità ebraiche residenti fuori da Israele e dagli USA.
Sottovalutare questo fenomeno, è estremamente pericoloso per tutte le minoranze, non solo quelli di origine ebraica (leggi “Chi ha paura dell’Islam?” qui pubblicato) ed è per questo, che è necessario tornare a documentarsi e a parlarne in modo chiaro a partire dalla lettura di questi due libri:
“Contro l’antisemitismo e le sue strumentalizzazioni” di autori vari ed.
“Antisemitismo: una parola in ostaggio” di Valentina Pisanty presente tra i relatori.
Durante la conferenza organizzata da Modena Volta Pagina e Civica 15A, i relatori, Valentina Pisanty – professoressa di Semiologia dell’Università di Bergamo e Roberto Della Seta – giornalista ed editorialista de Il Manifesto, hanno argomentato tutto questo, entrando anche nei particolari che possono pregiudicare il rispetto democratico e la libertà di critica, sancito dalla nostra Costituzione.
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