Da fine novembre 2025 è in corso una mobilitazione dal basso per una petizione dal titolo “Basta Complicità con Israele”, che chiede alla regione Emilia-Romagna di interrompere la complicità con l’occupazione e il genocidio in Palestina.
“Difronte al genocidio in corso – dicono i promotori – avere rapporti commerciali con aziende israeliane significa sostenere l’economia di uno Stato che pratica la pulizia etnica e l’apartheid. Per questo i contratti milionari dell’Emilia-Romagna con queste aziende, o aziende complici, devono finire”.
Per attuare tutto questo, un gruppo di volontari di tutta la regione ha deciso di chiedere azioni concrete contro Israele nei campi in cui la regione può avere un ruolo: nel porto di Ravenna, nelle fiere, negli appalti (farmaci Teva ma non solo), negli accordi con le multinazionali delle armi e nelle scuole.
Oltre 60 realtà, nazionali e locali, sotto lo slogan “Basta Complicità! Rispettiamo il diritto internazionale”(1) hanno aderito e si sono prodigati nella raccolta di oltre 11.000 firme per una petizione accolta da cittadini e cittadine, di varie realtà, culturali, artistiche, di volontariato e politiche.
La petizione è stata presentata il 26 maggio 2026, al consiglio regionale ai sensi dell’art.16 dello Statuto della Regione Emilia Romagna.
Durante il lungo presidio, tenuto a Bologna davanti al palazzo della regione Emilia Romagna, diverse realtà regionali hanno illustrato le analisi e le verifiche eseguite sul territorio. Hanno dimostrato, numeri alla mano, il reale connubio economico, di ricerca e commerciale esistente tra Emilia Romagna industria e apparati regionali, municipalizzate ed universitari con lo Stato d’Israele.
Nello specifico, i volontari del movimento BDS (2) hanno evidenziato la complicità di Regioni e Comuni nelle dinamiche del genocidio. Parallelamente, i rappresentanti di Sanitari per Gaza hanno illustrato le motivazioni oggettive alla base del boicottaggio dell’azienda farmaceutica Teva (3).
Ricercatori e accademici, insieme alla giornalista Linda Maggiori, hanno inoltre denunciato il transito continuo dal porto di Ravenna di componenti bellici destinati a Israele. Nel mirino dei relatori è finita anche la collaborazione delle università UNIMORE e UNIBO, nonché dei Tecnopoli, con imprese israeliane ritenute complici del conflitto, con una dura critica rivolta ai rapporti con Leonardo per la progettazione e la sperimentazione militare che sfrutta le competenze intellettuali degli atenei.
Il testo della petizione consegnata chiede in modo diretto:
- Un azione concreta per far cessare il commercio e il transito di armi, dal porto di Ravenna verso Israele, così come il commercio, anche di forniture non militari
- L’istituzione di un osservatorio permanente con cittadini e istituzioni, sul traffico delle armi, che sia preventivamente informato su ogni passaggio di armi o dual use (export, import, transito) nel porto di Ravenna, affinchè ci possa essere il controllo del rispetto della legge 185/90
- L’uscita da progetti con aziende di armamenti che vendono armi ad Israele, quindi dal consorzio Anser e dal progetto Eris promosso da Thales Alenia che avrà la sua sede a Forlì; e l’uscita dal progetto Undersec facendo pressione concretamente sul Ministero dei Trasporti e l’autorità portuale di Ravenna.
- L’interruzione da parte della Regione e di tutte le sue controllate o partecipate di forniture di beni e servizi da aziende israeliane e aziende complici, e l’adozione immediata di misure idonee per l’attuazione della risoluzione sugli appalti etici approvata dall’Assemblea legislativa.
- La sospensione della partecipazione di enti e aziende Israeliane alle manifestazioni fieristiche; e l’introduzione negli enti fieristici di un comitato etico che possa analizzare preventivamente le aziende e prevenire casi di complicità con paesi che calpestano i diritti umani.
- L’avvio di un dialogo con l’Ufficio Scolastico Regionale, nel rispetto delle reciproche autonomie, per interrompere progetti educativi che prevedano la collaborazione con aziende di armi
Ora importante sarà verificare se il presidente dell’Emilia Romagna, Michele De Pascale, la sua maggioranza e tutto il Consiglio Regionale, la prenderà in considerazione con atti concreti. Non basta più solo l’approvazione di Ordini del Giorno votati in Consiglio.
In Emilia Romagna ci sono cittadini a cui va data una risposta perché si sono mobilitati in difesa di quei valori di democrazia e di rispetto della libertà e della vita umana, su cui dovrebbe realmente reggersi una Democrazia. Ciò di cui, invece Israele, soprattutto in questi ultimi anni, non è mai stata degna rappresentante.
LINK
1 – www.linktr.ee/bastacomplicita
3 – https://alkemianews.it/2025/03/21/boicottare-prodotti-teva-contro-apartheid-israeliano/




