GAZA STORIA 3: LA VITA NEL CUORE DELLA MORTE

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Nel diciassettesimo giorno di aggressione alla Striscia di Gaza, continuiamo, con la vita nel cuore della morte, il lungo viaggio alla ricerca di un luogo sicuro …

Leggi “Gaza Storia 2” 

Paura e preoccupazione in ogni ora della giornata, giorno e notte.
24 ottobre 2023

La nostra situazione è basata sul terrore di morire in ogni momento. Razioniamo il cibo e l’acqua il più possibile. Ogni giorno, ci sono lunghe code per il cibo e l’acqua potabile.
Paura e preoccupazione in ogni ora della giornata, giorno e notte. A malapena dormiamo 3 o 4 ore ininterrottamente, a causa della follia degli attacchi che crescono durante la notte.
I nostri figli sono terrorizzati. Mio figlio ha un anno e mezzo e non si stacca dal grembo di sua madre o dalle mie braccia, non mangia, vuole solo essere protetto. In mezzo a questa condizione, c’è una grande speranza che le cose si possano risolvere in un minuto. Tutti i giorni ringraziamo Dio per avere ancora vita dentro di noi.

Questi  sono le notti di terrore.
25 ottobre 2023

Sperando che non arrivi la notte: il peggior momento del giorno in questa guerra selvaggia è quando il sole comincia a calare, come se la notte fosse stata armata dai colonizzatori per installare paura e orrore.

Questi  sono le notti di terrore.
Buio totale.
No elettricità.
Incessante trepidazione.
Suoni esagerati di esplosioni.

La paura per i nostri figli è mille volte di più della paura per noi stessi.
Quando abbiamo la possibilità di seguire le notizie o vedere i martiri, specialmente i bambini, veniamo sopraffatti da un incontenibile senso di paura che ci scuote nel profondo.
Solo la paura tremenda e la stanchezza accumulata fa sì che i bambini dormano. Ringraziamo Dio quando dormono, anche se è a causa della paura e della stanchezza, così non si svegliano per il suono terribile dei bombardamenti.
Noi adulti spingiamo l’un l’altro ad andare avanti con le preghiere, preghiamo e speriamo di non essere il prossimo obiettivo.

Le ore della notte sono lente e prive di movimento. Preghiamo Dio perché vediamo un’altra mattina in una nuova vita… sebbene il giorno non sia meno pericoloso, ma ritroviamo il conforto nella compagnia delle persone ancora in vita intorno a noi. Gli occupanti hanno trasformato la notte, che Dio ha fatto per riposare ed essere contenti, in un indesiderato visitatore del terrore quotidiano.

Le nostre mogli si tengono occupate preparando da mangiare e occupandosi dei bambini come possono. E noi mariti lasciamo le nostre case trattenendo le nostre anime nelle nostre mani alla ricerca di qualsiasi cosa possiamo trovare per le necessità basilari.

Non so se ritornerò con dell’acqua per la mia famiglia o se sarà il mio sangue a bagnare la terra sotto i miei piedi.

Non so se ritornerò a casa e troverò la mia famiglia viva e che sta bene oppure sotto le macerie e se il mio destino è di tornare dalla mia amata moglie, la sostengo quanto più possibile.
Oh, mi manca parlare con lei dei bambini e dei problemi sul lavoro! Adesso le nostre conversazioni sono dedicate ad ascoltare e vedere come supportare (considerare piani di emergenza, soluzioni per risolvere problemi per la mancanza di acqua, prepararsi alle sfide del quotidiano e così via). Ci aggrappiamo alla vita con tutto ciò che è rimasto della nostra forza in nome di un domani migliore.

Ci consoliamo reciprocamente perché siamo ancora vivi e la speranza è sufficiente a tenerci in vita fino a domani. Tutto per domani.
Un domani che preghiamo sia migliore del domani di ieri.

 

26 ottobre 2023
Questa guerra non è come nessuna guerra precedente, almeno per me. Guerre e aggressioni sono tipiche per noi.

Non abbiamo mai conosciuto né la pace né la sicurezza. Lungo tutti i miei trent’anni, mi hanno sempre conosciuta per la mia forza e tenacia in tempi difficili. Sono sempre stata quella sveglia e su cui fare affidamento in famiglia, soprattutto prendendomi cura di mia madre, che è malata. Ma questa volta, non è come nessuna delle volte precedenti.

Mi prendo cura di mia madre e di mia nipote, che è venuta a passare un po’ di tempo con sua nonna e sua zia (io). Il 13 di ottobre ero seduta con mia mamma in un angolo che pensavamo fosse il più sicuro della casa. Improvvisamente abbiamo sentito il suono delle urla delle persone e compreso, in quel momento, che stavano forzosamente facendo evacuare il palazzo vicino, perché gli israeliani stavano per bombardarlo. Ho gridato a mia madre e a mia nipote che stavano per bombardare! Non so come io abbia preso le borse che avevo preparato in precedenza, con alcuni dei miei documenti importanti, le foto del mio defunto padre (forse la sua anima RIP), e alcuni vestiti. Mi sono assicurata che mia mamma e mio nipote fossero davanti a me e rapidamente siamo scesi dalle scale, gridando il più ad alta voce possibile per avvertire i nostri vicini “EVACUAZIONE, EVACUAZIONE…

All’entrata del nostro edificio, le nostre grida si sono incontrate con quelle della moglie di mio fratello e le sue due figlie. Ho guardato tutti quelli che avevo intorno e non riuscivo a trovare mio fratello. Ho sentito il mio cuore battere velocissimo e sono entrata in macchina con mia madre e le mie nipoti. Le mie nipoti di 6 e 10 anni piangevano in modo isterico. Dopo ho guidato la macchina fuori dal parcheggio mentre gridavo il nome di mio fratello, “SONO QUI, FRATELLO MIO!”

Con tutte queste anime, che sono adesso una mia responsabilità, dovevo guidare da qualche parte che fosse lontano dai bombardamenti. Mia madre provava tenacemente a tirare fuori il telefono per chiamare mio fratello, ma le sue mani tremavano così forte dallo shock e dal terrore che non è riuscita a farlo. Ricordo bene come sono salita sul marciapiede, completamente sopraffatta dalla paura e dalla preoccupazione per mio fratello, di cui non sapevo nulla. Alla fine ho fermato la macchina, ho preso il telefono e ho chiamato mio fratello, che infine ha risposto. Appena ha risposto, sono scoppiata a piangere perché ero terrorizzata che qualcosa di orribile gli fosse successo! Mi ha detto che stava andando a bussare alle porte dei vicini per dire di evacuare.

Tra la mia tristezza e i miei timori, un sentimento di gratitudine si è fatto spazio, perché ho un fratello che ha scelto di salvare le vite degli altri prima della sua…

Ho messo giù il telefono e ho guardato dietro e ho visto le mie nipoti piangere. Non dimenticherò mai lo sguardo di mia nipote di 6 anni, che a malapena poteva respirare mentre mi guardava colma di paura e tremando. Quando l’ho guardata, mi ha abbracciata e baciata e mi ha tenuta stretta. Non sapevo se fosse lei a supportare me o stesse invece cercando un senso di sicurezza tra le mie braccia…

  • Esperienze di psicologi sotto l’attacco di Israele a Gaza
  • Traduzione di Carla Gagliardini