Le parole per descrivere la vita delle donne palestinesi nei campi profughi in Libano, Cisgiordania, Gaza diventano insufficienti di fronte alla realtà che si presenta agli occhi di chi li visita.
E’ stato in occasione della presentazione della mostra fotografica di Mirca Garuti (1), della nostra redazione, esposta sino al 8 marzo 2026 presso Armonie Aps in via Emilia Levante, 138 a Bologna, che si è parlato del ruolo delle donne palestinesi e ricordato l’esistenza di un popolo profugo che ha perso tutto, causa l’occupazione del proprio territorio. Una mostra il cui sottotitolo “IL DIRITTO AL RITORNO NON È UN SOGNO. UN DIRITTO” ne identifica la chiara rivendicazione.
“Non ci si abitua al degrado, alla povertà, all’ingiustizia – dichiara ai presenti la fotografa – Sono 23 anni che vado in Libano e la situazione di vita dei profughi palestinesi peggiora sempre di più. E’ difficile andare e ritornare senza riuscire a cambiare, anche di poco, questa condizione”.
Intervento di Mirca Garuti – Per non dimenticare – OdV
La questione palestinese, prima del 7 ottobre 2023, non riscontrava molto interesse, anzi, era stata completamente e volutamente dimenticata, grazie all’accettazione senza critica, da parte della comunità internazionale, dell’accordo di Abramo che di fatto collocava i palestinesi al di fuori dal proprio territorio. Fuori dalla propria nazione.
Questo è accaduto con l’esilio dei palestinesi in Libano che dura da 78 anni in seguito alla guerra d’espulsione e alla proclamazione dello Stato di Israele. I primi rifugiati (1947-1948) furono distribuiti in Campi sparsi sull’intero territorio libanese. Oggi i 12 campi suddivisi tra il nord, Beirut, Sidone, Tiro, Baalbek, ospitano circa 400.000 palestinesi.
“I Campi sono luoghi non adatti ad una vita umana. Acqua corrente, elettricità, fogne, linee telefoniche, strade asfaltate, mancano ancora oggi e poiché non è permesso oltrepassare il limite del perimetro assegnato, un chilometro quadrato, si trova spazio alzando i piani delle case esistenti”.

“Questi scatti – continua Garuti – provano a raccontare non solo la memoria di quella tragedia ma anche quella di un popolo e del suo esodo. Provano a far conoscere la resilienza con cui quotidianamente resistono al tentativo di cancellazione anche della propria cultura. Resistono fieri in attesa che sia rispettato il loro diritto al ritorno. Una speranza mai abbandonata nonostante Israele abbia invaso ed occupato, ancora una volta, il sud del Libano sino al fiume Litani”.
Insieme all’esposizione fotografica, è stato presentato anche il progetto di Armonie:
“SEGNI DELLA STORIA DELLE DONNE PALESTINESI – Riferimenti temporali sui movimenti femminili e femministi”.
“Questa linea del tempo – afferma Maria Teresa Ganzerla di Armonie Aps – ha avuto come fonte storica un testo che si chiama “Questa terra è donna”, di Cecilia Dalla Negra. Cecilia ha lavorato per anni, facendo studi, ricerche, viaggi, ha tessuto relazioni, ha fatto anche lavori di comunità in Palestina. Un lavoro importante, per dare voce ad una storia silenziata, l’ha definita così, silenziata da Israele ma anche dall’Occidente”.
E’ un lavoro di sintesi, quello fatto dalle socie di Armonie, perché il libro è corposo, ricco di una dettagliata documentazione, note e riferimenti bibliografici
“Abbiamo pensato di farlo, perché vogliamo dare rilievo e valore all’apporto che le donne hanno dato nella storia della Palestina. Il lavoro comincia dalla fine dell’Ottocento, inizio Novecento e arriva fino a poco tempo prima del 7 Ottobre del 2023”.
Ad Armonie da diversi decenni c’è un gruppo di lavoro, che affronta il tema della Palestina perché hanno sempre pensato che conoscere la storia, permettesse di comprendere il contesto in cui si svolgono i fatti. Purtroppo in questi ultimi anni, con un genocidio, che sembra non arrestarsi.
Interventi di:
Maria Teresa Ganzerla – Armonie Aps
Nicoletta Cocchi – Armonie Aps
Perché è importante dare voce anche alle donne?
“Perché le donne sono il perno della produzione e della riproduzione, anche in Palestina; perché la storia sui libri di storia normalmente è una storia maschile mentre invece per le donne è molto faticoso andarla a ritrovare. E’ importante capire bene come, nei vari momenti della storia, le donne hanno dato il loro contributo, in maniera autonoma o anche insieme ad altri movimenti maschili”.
LINK
1 – https://alkemianews.it/2023/10/01/41-anni-strage-di-sabra-e-chatila-libano/

